La mattina sono molto più intollerante, non perché dormo male o perché non dormo affatto, ma perché mi sveglio con un senso di ordine e pace interiore di cui, puntualmente, la gente fa scempio.
Ecco perché quel giorno ce l'avevo con quelle donne: stavano lì, davanti all'ingresso di un condominio, una con le chiavi in mano, e occupavano beatamente tutto il marciapiede. Parlavano, anzi, gridavano. Credo dipendesse dall'età: l'udito deperisce col tempo, certo non è così per tutti, ma, evidentemente, era così per loro.
Formavano, con una certa naturalezza, un cerchio quasi perfetto (donna-trolley-donna-trolley...), come fosse loro abitudine riunirsi in quel modo e questo rese il tutto molto più inquietante e irritante.
Non ero in ritardo, no, non lo sono mai, ma piuttosto impaziente, volevo togliermi di là in fretta, camminare a passo svelto e riflettere lentamente, distendere la mente e cercare di vedere le cose con oggettiva chiarezza, come non fossero mie, come non fossero crucci.
Con controllata educazione chiesi permesso, ma non sentirono, prese com’erano dalla ciarla e dalla necessità di leggere le labbra, data la loro carenza uditiva. Alzai progressivamente il tono, ma nulla, m’ignoravano, quasi fossi invisibile, come per dispetto. Sentivo l’irritazione crescere insieme al volume e alla vibrazione collerica della mia voce, ma loro non si smuovevano.
Ad un tratto mi sentii dire, con estrema calma e quasi sussurrando: "E allora, che ne dite di levarvi dai c******i e di liberare il passaggio? Credete forse che questo pubblico suolo sia vostro? Lì c’è un bar, potreste andare a rompere i timpani al gestore invece di star qui ad aumentare l’inquinamento acustico”.
Una di loro, la più vicina a me, disse isterica: “Ma come si permette! Lei è…”
Non la lasciai finire: “Ah, vedo che ci sentite bene! Forza babbione, tutte a casa!”
Passai disinvolta e ripresi il mio passo zen. Quello che mi rende il lume della ragione e la grazia della socialità.
Sarei potuta scendere dal marciapiede facendo un vorticoso slalom tra le auto in sosta e quelle in coda al semaforo, avrei potuto “bussare” sulla spalla di una di loro per sottolineare la mia presenza, avrei potuto attraversare, ma avrei solo frullato i miei pensieri e complicato l’esito di un’intera giornata.
Perché rischiare quando si può avere il massimo risultato col minimo sforzo?
