Prendere una pastiglia al bisogno.
Non era difficile, anzi, sicuramente meglio della precedente terapia, quella della letargia perenne.
La prima volta che ne ho avuto bisogno ho anche avuto paura. Dopo mezz’ora non avevo più la faccia. Ne ero certa, era sparita! Eppure le mani e lo specchio smentivano il cervello. Lei era lì, al suo posto solito con la solita forma. Mi guardava coi suoi occhi color “nero fondente, signorina, impressionante!” come fossi pazza e per un attimo le ho dato ragione. Pazza. Null’altro.
Poi, spinta dalla fame feroce, mi sono diretta in cucina chiedendomi come avrei potuto mangiare senza bocca. La mente sorrideva a quel pensiero e, se l’avessi avuta davvero, anche la faccia avrebbe riso, ma l’avevo appena persa.
Muovevo le mani sul tagliere ripetendo gesti meccanici di sempre e contando per calmarmi. Uno due tre quattro… la cipolla in frigo… cinque sei... sangue sul pavimento… sette otto nove… ma è mio?... dieci undici dodici… ho un dito squarciato... tredici quattordici quindici… e quando è stato?
Ho lasciato tagliere e coltello e sono andata in bagno in cerca di un cerotto. Nulla di grave, solo un taglietto, ma non l’ho sentito. Possibile?
Ho mangiato facendo attenzione a tutto, ad ogni piccolo movimento e contatto, ho mancato il bicchiere rovesciandolo irrimediabilmente, eppure credevo d’averlo afferrato, ho dato una testata allo scolapiatti e ho sentito solo il rumore, ho afferrato un coltello appuntito e l’ho infilato alla base del medio destro. L’ho visto, ho visto la lama stretta nella mia mano sinistra bucarmi un dito, eppure quel dito non era mio. Ho visto un filo di sangue colarmi lungo il braccio, ma non ho sentito il dolore. Coltello sangue dolore. Così funziona, ma non quel giorno. Non dopo la terapia.
Mi sono lavata e disinfettata. Nello specchio un viso pallido e spettinato cercava conforto. L’ho guardato pensando “Ecco come si diventa quando s’impazzisce”. Sono andata a letto.
Al risveglio tutto era normale, al suo posto. La faccia la bocca i cerotti il dolore e ancora, negli occhi, un lampo di follia.
Poi la calma.